Rassegna Stampa
| Il Presidente ANPI intervistato da Repubblica sul ddl Gasparri/Tomassini
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16/09/2008
@ 11.26
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(La Repubblica) - Non hanno neanche due anni di vita e già rischiano di scomparire. Sono le parafarmacie, esercizi sempre più familiari per gli italiani, creati grazie al decreto Bersani, che ha parzialmente liberalizzato il mercato della vendita al dettaglio dei medicinali. Con il decreto Bersani, infatti, si è permessa l´apertura di oltre 2.500 esercizi, nei quali è possibile acquistare i "farmaci da banco", ovvero tutti quei prodotti che non hanno bisogno della prescrizione medica. Un´opportunità colta al volo da migliaia di farmacisti che, non disponendo dei 2-3 milioni di euro che ci vogliono, in media, per acquistare una farmacia, hanno così potuto avviare un attività in proprio, con effetti positivi per gli italiani. Le parafarmacie, infatti, hanno praticato sconti che vanno dall´11,4% al 20,9% (dati Altroconsumo), spingendo così anche le farmacie tradizionali ad abbassare i prezzi di quasi il 4%. Questo scenario potrebbe, però, cambiare presto e in maniera drammatica. Questo in sintesi è quanto oggi pubblica Repubblica.
«In Parlamento, infatti - scrive il quotidiano - è in discussione un ddl a firma dei parlamentari della maggioranza Maurizio Gasparri e Antonio Tomassini, provvedimento che - a detta dello stesso Bersani - "cancellerà le parafarmacie, mettendo a rischio quasi 5.000 posti di lavoro e la possibilità di far risparmiare gli italiani". La legge, infatti, aprirebbe a tutti gli esercizi commerciali la possibilità di vendere confezioni starter dei farmaci da banco, al cui interno sarebbero presenti dalle due alle quattro compresse del prodotto. Un progetto che toglierebbe dunque l´obbligo della presenza del farmacista, mettendo come unica condizione per la vendita dei farmaci da banco l´esistenza di un reparto dedicato».
«Per il Presidente dell´Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane (Anpi), Pietro Marino - prosegue - una simile decisione "metterebbe a repentaglio la salute dei cittadini, visti i rischi associati agli abusi di farmaci". La Federfarma, per bocca della sua presidentessa, Annarosa Racca, è più possibilista: "Qualsiasi soluzione che abbia al centro la salute del cittadino è benvenuta. La legge va esaminata con cautela, ma potrebbe trattarsi di un´opportunità in più". Per Federfarma, il vero nodo è tutelare le farmacie dei paesini più piccoli, le cosiddette "farmacie rurali", che potrebbero soffrire la concorrenza dovuta alla Gasparri-Tomassini».
«La cauta apertura di Federfarma - si legge ancora - è, però, criticata dall´Anpi che sottolinea come l´apertura alla concorrenza dovrebbe riguardare l´intero mercato dei farmaci e non solo quei prodotti che sono venduti nelle parafarmacie. Una possibilità che era presente all´interno di due disegni di legge distinti presentati dai parlamentari dell´opposizione Lannutti e Zamparutti e che prevedevano, sostanzialmente, la trasformazione delle parafarmacie in farmacie non convenzionate col sistema sanitario nazionale. Queste iniziative sono, però, ferme in Parlamento, mentre sul ddl di Gasparri e Tomassini, presentato solo l´1 luglio 2008, sembra esserci stata un´accelerazione della maggioranza».
«Sul futuro delle farmacie e delle parafarmacie - conclude Repubblica - decideranno i tavoli convocati già da ieri dal Ministero del Lavoro che, da questa legislatura, si occupa anche di Sanità. Un tavolo a cui, per ora, non sono stati invitati i parafarmacisti che, invece, chiedono a gran voce di essere ascoltati. I rischi, infatti, sono soprattutto per le piccole parafarmacie di vicinato che costituiscono oltre l´80% delle parafarmacie d´Italia. "Le Coop reggeranno - continua Pietro Marino - mentre noi, che abbiamo investito fino a 200.000 euro per aprire questi esercizi, rischiamo di restare tagliati fuori sia dal mercato dei farmaci da banco, sia da quello dei farmaci con prescrizione". Liberalizzazioni sì, insomma, ma non a due velocità».
repubblica.16settembre.pdf
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