Rassegna Stampa
| Parafarmacie. Piccoli esercizi in rivolta contro il ddl Gasparri-Tomassini
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05/09/2008
@ 18.06
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(Edott.it) No a una controriforma che taglierebbe le gambe a oltre 2.000 parafarmacie e inguaierebbe qualcosa come 5.000 famiglie. L'appello rivolto la settimana scorsa da Paolo Spolaore, segretario generale dell'associazione delle parafarmacie italiane (Anpi) al premier Berlusconi, al ministro del Welfare Sacconi e ai sottosegretari alla Salute Martini e Fazio, punta a scongiurare gli effetti della proposta contenuta nel disegno di legge marca Pdl, che mira a consentire la vendita degli Otc fuori canale senza farmacista. A dare la notizia è il settimanale Sanità del Sole 24 Ore.
«La proposta - approdata in Senato a inizio luglio e assegnata all'esame della Igiene e Sanità il 7 agosto - reca firme di peso: quella del capogruppo Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri (An) e quella del presidente della XII commissione, Antonio Tomassini (Fi). Le norme incriminate sono contenute nell'ambito di un articolato provvedimento che affronta complessivamente la questione del riordino dell'esercizio farmaceutico, prevedendo tra l'altro norme semplificate per l'apertura delle nuove farmacie e procedure transitorie per l'espletamento (o il completamento) dei concorsi per l'assegnazione delle sedi farmaceutiche vacanti: tutte le questioni da tempo all'esame dell'Esecutivo e peraltro mai risolte».
«La norma più scottante - si legge nel settimanale del Sole 24 Ore - è però proprio quella sugli Otc che peraltro dà corpo a qualche dichiarazione di qualche tempo fa del ministro Sacconi sulla possibilità di vendere i senza ricetta senza l'ausilio del professionista. Nero su bianco ecco la pista operativa per l'attuazione pratica di quella vaga ipotesi (peraltro praticata in diversi Paesi Ue, ndr.): l'Aifa dovrebbe elaborare una lista ad hoc (presumibilmente ristretta) dei farmaci da banco che potranno essere venduti senza professionista e che saranno ospitati in una nuova classe ad hoc (accanto a Otc e Sop); i negozi che sceglieranno di vendere solo la nuova classe di medicinali potranno fare a meno del camice al bancone e non potrà ritirare ricette mediche di alcun tipo; solo gli esercizi che preferiranno mantenere in servizio il farmacista, garantendone la presenza per tutto l'orario d'apertura, potranno fregiarsi del titolo e dell'insegna "parafarmacia"».
«Una soluzione rischiosa per la salute dei cittadini - prosegue - e senz'altro poco conveniente per i piccoli presìdi, ha contestato l'Anpi: "La proposta consente alle parafarmacie e ai supermercati di vendere solo le confezioni 'starter', con quantità ridotte del farmaco". Reazioni senz'altro più favorevoli (ma da parte dei titolari di farmacia) dovrebbero essere registrate in merito alle altre norme inserite nel pacchetto, che toccano tutti i nodi 'caldi' dell'organizzazione del servizio. Sotto la lente quorum, piante organiche, titolarità, dispensari, sedi disagiate, riconfermando l'assetto attuale ovvero agevolando la vita dei farmacisti».
«Tra le novità - si legge ancora in Sanità del Sole 24 Ore - il quorum fisso di una farmacia ogni 4.000 abitanti incrementabile del 10%, distanza minima di 2.000 metri tra in presidio e l'altro; di 500 metri da soglia a soglia nello stesso Comune (300 se supera i 100mila abitanti); trasformazione di tutti i dispensari in presìdi nel giro di un anno; apertura di presìdi affidati alla farmacia più vicina per frazioni e quartieri decentrati con meno di 1.200 abitanti. Punti fermi la pianta organica comunale per l'organizzazione della rete nel territorio; la concessione regionale solo a persone fisiche o giuridiche dotate dei requisiti professionali richiesti; la prelazione ai Comuni che però, in caso di dismissione, non potranno vendere, ma dovranno rimettere a concorso la sede».
«Infine - conclude il settimanale - una novità che potrebbe non piacere del tutto alle Regioni: la modifica della 405/2001 che renderebbe obbligatorio (da facoltativo che era), il ricorso agli accordi sulla distribuzione per conto dei farmaci acquistati con lo sconto di legge e il rientro nei canali distributivi tradizionali di tutti i prodotti a 24 mesi dalla prima commercializzazione. Un mattoncino in più per rinsaldare i titolari».
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