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| Occupazione in calo, consumi stagnanti, inflazione in crescita: di positivo solo le parafarmacie
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03/03/2010
@ 12.39
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La Repubblica - C'è la crisi, ma le tariffe aumentano trascinando l'inflazione. L'andamento del costo della vita (1,2 per cento a febbraio rispetto all'1,3 di gennaio e all'1 di dicembre) non è stata la conseguenza di un «salutare» balzo dei prezzi legato ad una ripresa della domanda. I consumi sono rimasti al palo, semmai nell'ultimo anno le famiglie hanno visto lievitare il costo dei biglietti ferroviari, dei pedaggi autostradali, di una serie di servizi pubblici dal listino regolamentato. Certo, il rialzo nei prezzi del prodotti petroliferi - nell'ultimo anno al 10,6 per cento nei paesi OCSE - non è stato privo di conseguenze. E riguardo all'inflazione le associazioni dei consumatori puntano il dito soprattutto contro le speculazioni operate a danno di famiglie e mercati, ma la molla che spinge il costo della vita parte dalle tariffe. Lo denuncia il dipartimento economico del PD che guardando i dati rilevati dall'ISTAT fa notare come - da gennaio 2009 a gennaio 2010 - il costo del trasporto
ferroviario sia aumentato del 14,9 per cento, i servizi postali dell'11,2, le assicurazioni auto e i pedaggi autostradali del 7 per cento, i rifiuti urbani del 6,4 e il servizio idrico del 6,3 per cento.
Per l'opposizione - che segnala anche un attacco alla liberalizzazione del settore farmaceutico, questa è la dimostrazione che «Berlusconi mette le mani nelle tasche degli italiani». «La crisi è globale, ma la politica economica furbetta del governo la peggiora, invece di contrastarla» commenta Stefano Fassina responsabile per l'economia del PD che considera l'andamento delle tariffe una sorta di «tassa occulta». «Così oltre alla famiglie si danneggiano anche le imprese che esportano» concorda Antonio Lirosi, ex Mister prezzi, oggi responsabile Consumatori per il partito di Bersani. Se si mettono insieme gli aumenti dei servizi nazionali tariffati (la media è del 3,7 per cento) e l'incremento dei tabacchi varato nell'ultima Finanziaria (5,4) si vede di fatto che il segno «più» non parte tanto dal mercato, quanto dai prezzi stabiliti.
D'altra parte che sulle tariffe ci sia qualche problema, lo dice anche la Corte dei Conti. In un rapporto sulle liberalizzazioni specifica che, se le utilities privatizzate hanno generato profitti, ciò «è in larga parte dovuto, più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi, all'aumento delle tariffe che risultano notevolmente più elevate di quelle richieste agli utenti di altri Paesi europei».
Nelle tensioni inflattive, si inserisce anche la battaglia che si sta riaprendo sulle parafarmacie.
Nate dalle «lenzuolate» di Bersani, oggi vendono prodotti da banco e farmaci non soggetti alla prescrizione medica. In poco più di due anni ne sono sorte oltre 3.000, occupando circa 5.000 nuovi farmacisti e permettendo una discesa dei prezzi che va dal 3 al 22,5 per cento. Un effetto calmierante oggi a rischio: già un emendamento, poi caduto, del decreto milleproroghe ne programmava la limitazione. Da questa settimana in Commissione sanità al Senato ripartirà il dibattito:a due proposte della maggioranza che chiedono la limitazione delle licenze se non la chiusura, entro i prossimi dieci anni, degli esercizi aperti, si contrappone un disegno di legge del PD che punta a rafforzarli. «Al di là di alcuni problemi negli approvvigionamenti il progetto ha funzionato - dice la senatrice Rita Ghedini - chiuderle significherebbe danneggiare i consumatori. Per questo proponiamo di estendere la vendita anche ai farmaci soggetti a prescrizione medica, esclusi quelli rimborsabili dal servizio sanitario».
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