Anpi News
| Discriminate e penalizzate, la lenta agonia delle parafarmacie
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04/09/2009
@ 14.52
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Vania Paganelli, Aprilia (Latina).
Ho 44 anni, sono una farmacista. Sono titolare di parafarmacia da circa 2 anni. Sono iscritta all'ordine dei farmacisti da 20 anni. Questi i numeri. Il fatto è che nonostante il mio impegno, prima nello studio poi nella professione, ancora non posso dire di essermi realizzata come professionista.
Sostanzialmente pur essendo iscritta ad un ordine professionale, quello dei farmacisti, la legge mi impedisce di esercitare a pieno la mia professione. Ho scritto alle più alte cariche dello Stato, a svariati ministri ed a tutti i giornali, per esternare il profondo disagio in cui ci troviamo tutti noi titolari di parafarmacia. Abbiamo aperto le nostre attività forti di una legge dello stato: “la Bersani”.
Oggi lo stesso Stato, dico lo stesso perché a me è stato insegnato che lo Stato è al di sopra dei governi, vuole toglierci la denominazione parafarmacia ed il diritto ad utilizzare la croce nella nostra insegna. Qualcuno propone addirittura di approvare leggi che sanciscano la nostra chiusura. Queste le proposte dei vari decreti: Gasparri-Tomassini, Saltamartini e di chiunque altro dall'alto del suo scranno dorato riterrà opportuno giocare con le nostre vite e con quelle delle nostre famiglie.
A questi “signori” pronti a levare gli scudi in difesa di qualunque causa, minoranza e qualsivoglia discriminazione, chiedo di mettersi nei miei panni. Lo sapete come mi sento quando ogni giorno devo ripetere a decine di clienti/pazienti che no, quel farmaco non posso venderlo, la legge non me lo consente in quanto c'è l'obbligo di ricetta e quindi non è vendibile in parafarmacia. Lo sapete come mi sento quando lo stesso cliente/paziente mi risponde che quel farmaco in farmacia lo ottiene sempre senza ricetta ed io so che è vero. Certo in barba alla legge.
Lo sapete come mi sento quando sono costretta a recarmi in farmacia per acquistare farmaci per uso personale. Come mi sento nel vedere file di decine di persone mentre io ed il mio socio stiamo tutto il giorno ad aspettare che entri qualcuno con una richiesta che possiamo soddisfare. Lo sapete come mi sento quando finalmente arrivata al bancone mi trovo davanti una commessa che prende in mano la mia ricetta la legge e mi porge i farmaci senza nessuna cognizione di causa?
Lei commessa promossa sul campo a dottoressa perché nel sacro tempio della farmacia, io dottoressa limitata nella mia professione perché relegata in un luogo “disdicevole” che risponde al nome di parafarmacia. Chiedo al signor Presidente della Repubblica, che mi ha risposto che avrebbe girato la mia lettera ai ministeri di competenza, al signor Presidente del Consiglio che non mi ha risposto affatto ed al Presidente della Camera paladino di tutte le cause. Chiedo a tutti voi provate a pensare per un solo attimo come vi sentireste se fossero i vostri figli o i vostri nipoti a trovarsi in una simile condizione.
La politica non deve essere ne filosofia ne sociologia ma pragmatismo e operatività. È per questo che venite eletti è per questo che siete pagati.
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