Anpi News
| Distribuzione del farmaco - Liberalizzazioni impantanate nelle paludi del parlamento
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23/01/2009
@ 12.40
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(www.dnews.eu-Milano)-La montagna ha partorito un topolino. Almeno sulla distribuzione dei farmaci, il primo decreto Bersani dell’estate 2006 ha creato grandi aspettative e ha smosso il sistema, ma solo fino a un certo punto. E oggi c’è chi chiede un rilancio di quell’azione legislativa e chi vorrebbe una separazione netta tra la “l’eccellenza”dei punti vendita tradizionali e tutto il resto. Una vera riorganizzazione. L’analisi dell’Antitrust è chiara: nella liberalizzazione dei farmaci e nel settore delle parafarmacie la rivoluzione si è fermata. Nel 2007 erano già stati sanzionati alcuni grossisti legati a farmacie tradizionali che non permettevano il regolare rifornimento delle parafarmacie di tre regioni meridionali. Segnalazioni di questo tipo continuano ad arrivare, confermano dall’Autorità per la concorrenza sul mercato. Ma il problema è la ristrutturazione della filiera, fino ai nuovi canali di distribuzione. «Dal 2006 ad oggi sono stati aperti 3000 nuovi punti vendita- racconta Pietro Marino, presidente dell’Anpi, associazione nazionale parafarmacie italiane - 2700 sono parafarmacie. E oggi faticano a trovare uno spazio congruo».Perché a livello regionale il decreto Bersani trova applicazioni poco agili e perché ai distributori comunque conviene offrire i loro prodotti a prezzi più vantaggiosi alle catene di farmacie e alla grande distribuzione. «Le nostre aziende sono piccole - continua Marino - e non ottengono gli sconti all’ingrosso ottenuti dagli altri. E visto che uno dei nostri punti di forza per la clientela è il risparmio, finiamo per avere dei margini irrisori. Se continua così sono a rischio 5000 posti di lavoro. Credevamo che dopo il decreto si sarebbe liberalizzato davvero il settore e invece...» Invece il mercato del farmaco è rimasto sostanzialmente bloccato. Lo sottolinea anche la Coop, la grande distribuzione che ha puntato per prima sulla distribuzione dei presidi da banco. «Le vendite sono aumentate - racconta il responsabile di Coop salute Vincenzo Santaniello - e i nostri clienti arrivano a risparmiare anche il 25%». Ma? «Ma i piccoli possono avere difficoltà perché il mercato è insufficiente: la percentuale dei farmaci che si possono vendere fuori dal circuito tradizionale è ancora troppo ristretta per avviare una vera razionalizzazione del settore. Bisogna liberalizzare di più. Anche perché nelle parafarmacie e ai nostri banchi ci sono farmacisti laureati come gli altri, non professionisti di serie B». Una circostanza che potrebbe essere complicata dal disegno di legge Gasparri-Tomassini, la proposta presentata dal governo per una nuova regolamentazione del settore: da un lato le farmacie tradizionali, dall’altro la vendita libera, dal tabaccaio al bar, per i Sop (i senza obbligo di prescrizione). Un’idea che Anpi non esita a definire «medievale». «Le proposte sul tavolo sono tante - dice la presidente di Federfarma Annarosa Racca -l’importante è tutelare il sistema nazionale delle farmacie, la cui qualità è riconosciuta dai cittadini. Tanto che più del 94% del mercato dei farmaci senza ricetta lo vendiamo noi. Certo, dobbiamo potenziare l’assistenza: con i concorsi per i giovani e con nuove farmacie, ben distribuite su tutto il territorio nazionale. Non come le liberalizzazioni alla europea, che hanno prodotto concentrazione di punti vendita in aree geografiche ristrette». Che siano all’europea o all’italiana, all’Antitrust sono convinti: liberalizzare di più si deve. Eliminando, si legge in una nota datata giugno 2008, le «normative che ostacolano la diffusione di canali distributivi alternativi alle farmacie» e rivedendo anche il loro «sistema di autorizzazione e localizzazione». Nel merito l’ANPI evidenzia come le posizioni di Federfarma e dell’Antitrust riassumono efficacemente i termini dell’impasse nel quale il mondo politico oggi si trova. Le spinte provenienti all’interno delle forze politiche, di opposizione e di maggioranza, sono contrastanti. In molti si rendono conto che è opportuno e necessario fare un passo avanti nel segno della libertà professionale ed imprenditoriale mantenendo un ruolo centrale e prioritario del canale tradizionale, mentre altri settori delle forze politiche sono più attente alle ragioni di conservazione dello status quo manifestate da larga parte di Federfarma (per la verità non tutta). A nostro avviso oggi più che mai, in presenza di una profonda lacerazione tra professionisti appartenenti alla stessa organizzazione, è opportuno, necessario, che la FOFI, l’organo istituzionale che tutti rappresenta, assuma con responsabilità la conduzione di un tavolo di confronto tra le diverse anime dei farmacisti, per giungere ad una soluzione equilibrata e condivisa. Una soluzione da proporre agli organi politici ed istituzionali, che sappia coniugare alla legittima istanza di preservare il sistema farmaceutico da avventure liberiste, l’esigenza di aprire a nuove espressioni professionali/imprenditoriali, in grado di dare alla professione e al canale distributivo del farmaco una ventata di freschezza e di nuove opportunità al farmacista, che sole possono garantire la tenuta di tutto il sistema, non un canale alternativo, ma al contrario integrato con quello tradizionale rappresentato dalla farmacia. Noi crediamo che una soluzione, cosi ambiziosa e innovativa, sarebbe accolta con soddisfazione oltre che da tutta la categoria dei farmacisti anche dall’opinione pubblica. Per quel che ci riguarda lavoreremo, come sempre abbiamo fatto in questi mesi, perchè si possano determinare le condizioni per il raggiungimento di questo obiettivo.
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