Anpi News
| L’ANPI lobby delle parafarmacie a Bruxelles
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14/01/2009
@ 16.41
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Fra le aziende Edison, Enel, Ferrovie e Lottomatica, ma non Telecom. E poi associazioni come Federchimica, Assolatte, Cna. Assenti Confindustria, Confagricoltura e Coop Sarà un caso. Ma hanno scoperto Bruxelles non appena un gruppo di parlamentari del Pdl ha presentato una proposta di legge per annullare gli effetti della riforma Bersani sulla liberalizzazione parziale della vendita di medicinali. Qualche giorno dopo, tanto l'Associazione delle parafarmacie quanto l'organizzazione dei Liberi farmacisti si sono iscritte al «Registro dei rappresentanti di interessi» istituito a giugno dalla Commissione europea. L'obiettivo di Bruxelles è di fare emergere «le attività svolte al fine di inuenzare l'elaborazione delle politiche e il processo decisionale delle istituzioni europee». Se a Roma la casta dei farmacisti che si tramanda il negozio in famiglia rimane una potenza, l'Ue è più favorevole alle liberalizzazioni. E quello che viene deciso da palazzo Chigi, la commissione guidata da José Barroso potrebbe annullare. Non solo a proposito della vendita di prodotti farmaceutici: la metà delle norme europee diventa legge nazionale con punte dell'80% per energia, clima, ambiente. Ed è per questo che sempre più numerose sono le imprese, le associazioni, i professionisti che cercano di far valere le loro ragioni nella capitale europea. Pietro Marino per l'Anpi (Associazione nazionale parafarmacie italiane) e Vincenzo Devito per i professionisti «fuori casta» del Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), associazioni che presiedono, sono in ampia compagnia nel registro tenuto a palazzo Berlaymont, sede dei commissari europei, dove si elaborano le proposte di norme da sottoporre al Consiglio e al Parlamento. Su 667 iscritti al 31 dicembre, oltre 50 rappresentano interessi italiani o sono italiani. E dall'elenco mancano i rappresentanti degli enti locali e dei consumatori, che rifiutano l'iscrizione al registro perché sostengono di lavorare per il bene comune e non si sentono portatori di interessi particolari, alla stregua per esempio di un'organizzazione imprenditoriale. Dal punto di vista numerico è un'assenza rilevante: a Bruxelles non c'è Regione che non disponga di sedi importanti, magari con una decina di addetti alle relazioni istituzionali, una qualifica che equivale in sostanza a quella di lobbista o, in inglese, «public affairs consultant».
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